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Gita a Copenhagen

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Una decisione spontanea, un ostello racimolato all’ultimo minuto, 600 km in macchina, un’ora di traghetto ed ecco che io, Fabio, Francesco ed Antonio siamo giunti a Copenhagen, in concomitanza della festività di Pentecoste che ci regalava un lunedi’ di festa.

Bene, cosa c’è di bello a Copenhagen? La Sirenetta! Andiamo a vedere questa Sirenetta allora…ma…aspetta un attimo…cosa è quella roba lì sul mare?

Cavolo, han portato via la Sirenetta con lo scoglio e tutto! Ma dov’è adesso? Ah, il cartello dice che l’han portata a Shangai per l’Expo 2010 e rimane la trasmissione live. Ma da quando in qua si trasferiscono i monumenti nazionali? Boh, pero’ s’è fatta una bella figura via, secondi solo a ’sti cinesi che guardano lo schermo ammutoliti…

Via dai, ci sarà dell’altro, no? Come no…il parco Tivoli! Il piu’ antico parco divertimenti rimasto intatto. Quanto costa l’entrata? 12 Euro?? Regalato via…pero’ è bellino con tutti queste costruzioni giapponesi, i laghetti, le fontanelle…c’è’ pure il maxischermo, quasi quasi ci guardo la partita dell’Inter…

Via dai..ora? Una passeggiata al porto vecchio? Perchè no…ma che casino di gente c’è?? Mi sa che il sole qui non lo vedon da anni, son tutti a giro…un gelatino? Eh si’ ci vuole…solo 6 euro?? Ma è una pacchia, questa città, mi sa che ci torno anche il prossimo weekend…

Si’ ma adesso un momento socio-culturale per favore…si va alla Città Libera di Christiania, un quartiere auto-gestito costitutosi nel ‘71 da un gruppo di hippie, che si proclama indipendente. Pittoresco direi…ma come mai Fabio non fai foto?? Come? Ah! C’era quel tossico venditore di marjuana che ti voleva corchiare di botte appena hai estratto la macchina fotografica eh…beh, capisco la tua reticenza, fa niente…senti là che bell’arietta fresca che c’è qua.

Pero’ adesso basta tossici, bisogna darsi un tono una volta per tutte…andiamo a vedere il Teatro dell’Opera! Eccolo là sull’altra sponda. Beh, per essere bello è bello…ma quanto sarà costato?? 500 milioni di Euro! Beh, mi pare un prezzo equo, se avevo tempo mi andavo a vedere pure la Tosca.

Guarda un po’ laggiù la statua del re! Eh, ma questa città pullula di monumenti…Pare apprezzato questo tipo, anche dai piccioni…guarda li’ che bella ciotta c’ha in capo!

Beh purtroppo la vacanza volge al termine…ce ne andiamo? Ma no, facciamo un salto in Svezia, con quel nuovo ponte fighissimo. Andiamo e torniamo, quanto potrà mai costare? 40 Euro andare e 40 Euro tornare. Suvvia, non facciamo i tirchi, non è proprio come prendere la Bretella eh… E’ deciso, andiamo a prendere la macchina. Ma porca miseria! C’han sfondato un vetro! E poi solo a noi con la targa italiana…Via dai, rappezziamolo alla meglio, maremmaccia cane, piove anche!

Si’ ma ’sto ponte va visto lo stesso, magari da lontano…

Si torna a casa via…prendiamo il traghetto e lasciamoci alle spalle la Danimarca. Senti casino che fa questo finestrino rotto, scendiamo un attimo dai…ma che cacchio di vento c’è?? Speriamo che il gel regga.

Non ha retto.

Gita a Stoccolma

Stoccolma non ha un grande patrimonio artistico ma merita sicuramente di essere visitata. Con la Ryanair si arriva a Skavsta, un aeroporto molto trafficato in mezzo alle boscaglie, e da li’ si raggiunge in bus il centro, in circa 80 minuti. Elegante e forse un tantino fredda, il bello di Stoccolma non è certamente dentro un museo od un duomo, ma nelle vie del centro e negli specchi d’acqua. Per questo è meglio visitarla in piena estate…


Nonostante gli sforzi profusi per trovare un albergo decente, l’entrata (a destra) ricorda vagamente quella di un garage…


Tra gli sport, la Svezia non eccelle solo nell’Hockey su ghiaccio


Stoccolma si sviluppa su una dozzina di isole, collegate da metropolitana e traghetti

Chi va a Stoccolma è obbligato a passare dal “Vasa Museum”: questo galeone affondo’ durante il suo primo viaggio dopo venti minuti di navigazione, verso il 1620. Dopo 330 anni è stato ripescato e restaurato.


Trovare qualcosa di buono da mangiare non è stato sempre facile, anche se le penne non mancano mai


Il parco/zoo di Skansen è una delle principali attrazioni turistiche di Stoccolma: in esso vengono riprodotte le condizioni di vita svedesi nel 1800 e sono presenti animali tipici della Scandinavia


Stoccolma si conferma una città brillante anche per i piu’ giovani


Saldare il conto dell’albergo ha richiesto un po’ di tempo: ogni banconota ha un valore di circa 2 euro

La Colonia

La felicità, si sa, non si trova a Brema. Ho provato a cercarla a Colonia durante il weekend, ma al suo posto ho trovato qualcosa di estremamente spiacevole e che ancora mi fa rabbrividire…

Mi sdraio sul letto stanchissimo dopo la lunga giornata passata metà a viaggiare, metà a visitare la città. La stanza dell’albergo in cui mi trovo supera la soglia della decenza, è abbastanza spaziosa e apparentemente pulita. Mentre già mi addormento, sento un’esclamazione di Sandra: mi indica un insetto che è appena caduto dall’asciugamano che ha in testa. Scocciato mi rimetto a dormire, mentre lei schiaccia l’insetto, che esplode in una bolla di sangue. Poi un’altra esclamazione: un altro insetto, sulle lenzuola, ed un’altra esecuzione. Mi insospettisco e mi guardo attorno: un piccolo punto nero giace proprio sul mio guanciale. Lo elimino, ma ormai è chiaro che non si tratta di coincidenze. Alzo il lenzuolo: 2 scarabei. Sollevo il guanciale: 1 scarafaggio. Strappo via il coprimaterasso: altri 2 scarafoni. Sul muro altri puntini neri. Mi armo di aspirapolvere e stermino la colonia di insetti. Poi mi rivolgo a Sandra trionfalmente: “Finalmente li ho uccisi tutti!”, ma anzichè sollievo vedo orrore sul suo volto: un insetto mi si sta passeggiando sulla spalla e lei lo fredda con il suo dito. Esprimo tutto il mio disappunto perchè trovo inopportuno comprimere insetti addosso agli altri e perchè ora ho una macchia rossa sulla T-shirt.

Quando crediamo di poter dormire tranquilli, la scoperta più agghiacciante: agli angoli della testata imbottita del letto, piccolissimi puntini bianchi indicano la presenza di uova deposte in corrispondenza di un foro nella stoffa, dentro al quale vediamo brulicare un altro insetto. Respinto un moto di nausea, provo a chiamare la reception, ma è già chiusa e non resta che scegliere se andare a dormire in macchina o spostare il materasso e dormire a terra. Optiamo per la seconda, ma il sonno, che pur tardi arriva, sarà disturbato ed interrotto da sogni di mostri pelosi.

Il giorno seguente denunciamo il fatto alla receptionista che, costernata, ci assegna un’altra camera: ispezioniamo subito il letto che, per fortuna, è tutto di legno (senza tarli). La domenica mattina prima di partire tento di rimediare all’errore derivante dall’aver già pagato, chiedendo il risarcimento della prima notte. Mi dicono che mi avrebbero chiamato all’indomani per stabilire l’indennizzo, ma questo non accade e sono io a chiamare: il proprietario taglia corto dicendo di non aver trovato alcun insetto e a quel punto non ci resta che inviargli un’email minatoria con tanto di fotografie della colonia. Quella colonia che non è stata debellata e che si sta sviluppando dietro le teste degli ignari avventori nell’appartamento 12 dell’albergo City Koeln.

Riga’s Gallery

Mr. Gianni nella desolazione davanti al Dodo Hotel

Il fiume Dougava

Questo discutibile orologio era segnalato come uno dei 13 punti da non perdere…

…cosi’ come questa cosa

la piazza principale di Riga dove pullula la vita

Queste case rappresentano il non plus ultra di Riga

La spiaggia di Jurmala

Foto di gruppo davanti al monumento alla libertà

Gita a Riga

Riga (circa 700 mila abitanti) e’ la capitale della Lettonia, dista 10 km dal Mar Baltico ed e’ attraversata dal fiume Dougava.
In questra tranquilla cittadina, sia elegante che diroccata, siamo giunti io, Marco, Christian (Mr. Gianni), Sergio, Mimmo e Giovanni, la mattina presto dello scorso 26 Luglio.

Nei tre giorni a disposizione abbiamo visitato soprattutto il centro citta’, molto tranquillo, con diversi parchi ma anche senza monumenti di spicco. Al benessere mostrato dagli abitanti ben vestiti e dalle macchine di grossa cilindrata si contrappone qualche retaggio del passato, come i vecchi tram che stridono sulle rotaie e che sono costretti a rallentare ad ogni curva. Ad appena un paio di chilometri dal centro, i viali lastricati e gli edifici curati scompaiono, lasciando spazio a polverose strade in pietra e case in legno e lamiera.

Complice il beltempo abbiamo avuto la possibilita’ di passare una “normale” giornata al mare: un po’ sorprendentemente, le spiaggie sono estese, attrezzate e affollatissime, l’acqua solo un po’ piu’ fredda di quella del Mediterraneo.

Lunedi’ siamo passati alla storia come la prima comitiva italiana interamente maschile ad entrare in un museo di Riga: il tema era l’occupazione della Lettonia, durata fino al 1991.

In conclusione Riga è una città piacevole ed economica, ma anche un posto dove è possibile godersi un po’ di mare. Se trovate un volo economico, e se volete un assaggio di paesi in orbita CCCP senza dovervi preoccupare di visti e passaporti allora una gita in Lettonia fa al caso vostro.

Dimentico qualcosa? Forse un resoconto della vita notturna…

Le tre serate a nostra disposizione sono state spese in maniera molto diversa: nella prima si segnala un tentativo di suicidio di gruppo a base di strani liquidi verdi (e se mi dite che cio’ non ha senso vi do il mio assenso); nella seconda, domenica sera, le alternative ad ammiccanti ragazze che ti invitavano dentro strani “Whisky Bar” erano poche: abbiamo finito per prenderci una birra nella piazza al centro. L’ultima sera l’abbiamo passata al Casino’ (con l’accento): freddissima al tavolo del Black Jack, la coppia Riccardo-Sergio porta a casa la fantasmagorica cifra di 70 euro (diviso 2).

Una statua dei musicanti non si nega a nessuno…Riga è gemellata con Brema

(Altre foto seguiranno, non ho portato la macchina fotografica)

Il tipo di Pigalle

Il tipo di Pigalle e’ arrivato mentre stavo mangiando un “Potato Hamburger”, una sera di Maggio del 2008, a Parigi.

Ha parcheggiato la sua Mercedes SLK Cabrio grigio argento in un posto non proprio consentito, si e’ giustificato con le doppie frecce ed ha azionato un meccanismo: la capote e’ comparsa dal bagagliaio ed e’ andata a posto. E’ sceso dall’auto, gli occhiali sulla fronte riflettendo i neon rossi, e si e’ seduto ad un tavolino non lontano dal mio: non ho potuto fare a meno di osservarlo, mentre finivo di mangiare i cetrioli.

Ha acceso una sigaretta e fatto una telefonata con il suo cellulare piccolissimo ed argentato, poi ha ordinato un caffe’ e dell’acqua. Ha accavallato le gambe mettendo in evidenza gli infradito di pelle, subito sotto il pantalone nero, che contrastava la camicia bianca di lino. Accanto a lui una coppia inverosimile per eta’ sorseggiava acqua minerale senza parlare.
Il tipo di Pigalle ha attirato la mia attenzione mentre assaggiavo la frittatina di patate. E’ sulla mezza trentina, i capelli scuri corti e il naso schiacciato; ha continuato a fumare e telefonare, le sue dita mostravano due anelli d’oro, il suo polso un orologio scuro e rettangolare. Il cellulare continuava a funzionare solo in uscita: il tipo si prodigava nell’arrangiare appuntamenti, ma la sensazione era che la situazione gli sfuggisse di mano.
La coppia inverosimile se ne e’ andata, la loro scena era durata abbastanza. Il tipo ha fumato un’altra sigaretta, disturbando il mio bicchierino di vino, poi si e’ diretto verso la sua auto. Ha azionato nuovamente il meccanismo della capote, forse per godersi il sole di mezzanotte, ed e’ partito sgommando e schivando un passante.
Non sapeva di essere diventato il mio nuovo mito.