{"id":152,"date":"2011-03-21T09:31:05","date_gmt":"2011-03-21T08:31:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.riccardoparenti.it\/?p=152"},"modified":"2011-03-21T09:31:05","modified_gmt":"2011-03-21T08:31:05","slug":"il-piccolo-condomino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.riccardoparenti.it\/?p=152","title":{"rendered":"Il piccolo cond\u00f2mino"},"content":{"rendered":"<p>Il giorno della consegna delle chiavi dell\u00b4 appartamento la signora dell&#8217; agenzia arriv\u00f3 accompagnata dal marito, puntualissima. E&#8217; il minimo, pensai, visto che mi aveva gi\u00e0 presentato un conto di quasi 1500 euro per il suo ruolo di mediatrice. Entrammo. Insieme mi mostrarono di nuovo le stanze deserte, prendendo nel frattempo i dati dei contatori. Ingenuamente chiesi perch\u00e9 in salotto la luce ancora mancava: l&#8217; uomo mi indic\u00f3 dei fili blu e marrone sul soffitto, spiegandomi che bastava collegare un portalampada. Finito il giro e consegnate le chiavi, i due se ne andarono, lasciandomi immerso nel silenzio e nella penombra. Ricordo che mi chiesi subito chi altro abitasse in quel condominio. Iniziai a portare su una valigia che tenevo in macchina. Sulle scale incrociai un tipo con i capelli lunghi e gli occhi arrossati, lo sguardo perso di fronte a s\u00e9. Stava trasportando una cassa di birre, comunque mi accenn\u00f3 un saluto. Finii di trasportare le poche cose che avevo portato e considerai di nuovo la casa: la ricordavo pi\u00fa grande. Decisi di andarmene e proprio mentre chiudevo la porta di casa udii una specie di lamento che non seppi identificare subito. Scesi le scale. Arrivato al piano terra mi fu chiaro che si trattava di un pianto e ne ebbi conferma alzando lo sguardo sulle altre scale: c&#8217;era un bambino che mi guardava. Sempre piangendo mi venne incontro, il passo incerto nello scendere i gradini. Provai un forte impulso di ignorarlo e forse per questo entrai nel locale delle lavatrici. Cercavo di interpretare le regole di utilizzo appese alle pareti, ma la mente era ancora a quel bambino che con ogni probabilit\u00e1 mi stava aspettando l\u00e1 fuori. Ed infatti quando aprii la porta me lo ritrovai quasi davanti, immerso nella penombra dell&#8217; androne, con i capelli biondi e gli occhi lucidi. Aveva smesso di piangere e borbottava qualcosa di cui compresi solo &#8220;Mamma&#8221;. Mi sentii costretto a chiedergli &#8220;Dove \u00e9 la tua mamma?&#8221;, ma in realt\u00e1 non mi interessava saperlo. Mi rispose qualcosa, ma di nuovo compresi solo la parola &#8220;Mamma&#8221;. Forse \u00e8 successo qualcosa in casa sua, pensai,  trovando ingiusto che una seccatura del genere fosse capitata proprio a me che ero appena arrivato, dove erano gli altri inquilini? Presi la mia decisione: voltai le spalle al bambino e mi diressi verso il portone di ingresso. Lui cap\u00ed subito le mie intenzioni e mi venne dietro ricominciando a piangere. Stavo per chiudermi dietro la porta quando notai le dita della sua manina spuntare dall&#8217; altro lato, ultimo tentativo di trattenermi. Ma mi bast\u00f3 poco per scuoterle via e chiudermi fuori con un rumore metallico liberatorio.  Un pianto disperato scosse il silenzio del condominio.<br \/>\nIn macchina la radio stava trasmettendo un motivo popolare. Erano le 7 di sera, malgrado tutto forse sarei ancora riuscito a trovare dei portalampada.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il giorno della consegna delle chiavi dell\u00b4 appartamento la signora dell&#8217; agenzia arriv\u00f3 accompagnata dal marito, puntualissima. E&#8217; il minimo, pensai, visto che mi aveva gi\u00e0 presentato un conto di quasi 1500 euro per il suo ruolo di mediatrice. Entrammo. 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