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Il volo del calabrone

C’è un detto secondo cui è teoricamente impossibile che un calabrone, dato il suo peso, la sua velocità e le caratteristiche delle ali, possa riuscire a volare.

Oggi è avvenuto il primo volo dell’A400M, il motivo, o meglio, la causa, per cui mi trovo in Germania. In ritardo di due anni, costato sinora 25 miliardi di euro, questo progetto vede la partecipazione di sette paesi europei, tra cui non figura l’Italia, che non ne ha ordinato nemmeno uno.

Tuttavia il primo volo è indubbiamente un risultato importante e visibile: anche se in tutta onestà penso che il mio contributo a questo risultato sia praticamente nullo, ci avrei veramente tenuto a vedere il decollo in diretta. Un’inutile discussione in ufficio mi ha tolto questa effimera soddisfazione: ne conserverò’ il rimpianto per sempre.

Indomiti presentatori

Per la festa di Natale la mia compagnia aveva scelto non solo una strana data (20 Novembre) ma anche una location particolare: lo zoo Hagenbeck di Amburgo. Ci eravamo seduti in una grande sala, i tavoli disposti attorno ad una gabbia circolare. Poi il via al “Dinner Zirkus”: in pratica le portate della cena erano intervallate da esibizioni circensi in una piccola arena. Il presentatore Pagels aveva introdotto via via il pagliaccio italiano Lorenzo, il domatore di tigri tedesco, l’acrobata ucraina, trapezisti vari. La serata era filata via liscia: piu’ che dai numeri degli acrobati (niente di trascendentale a dire il vero), ero attratto dal mago americano che si aggirava tra i tavoli. Davanti al mio naso vidi le sue dita tozze piegare due pezzi da cinque euro e farne apparire uno da dieci. Nel frattempo Pagels impazziva: si aggirava tra i tavoli per sequestrare le macchine fotografiche, anche se utilizzate per fotografarsi tra colleghi. “Questioni di copyright!” ringhiava. “Ma chi te la copia ’sta baracca?”, replicava Ciro.

Fatto sta che non avrei mai pensato che questo tipo di spettacolo potesse salire agli onori della cronaca. Molto sfortunatamente mi sbagliavo.

Fiat Lux

Sia fatta la luce. Ma devo ammettere che ultimamente sono spesso a terra, nell’oscurità. Non sempre è stato così, ma è evidente che negli ultimi mesi qualcosa è cambiato nella mia vita in Germania. Il fatto è che sempre più di frequente mi accade di rimanere bloccato in una situazione statica, quando invece vorrei prendere una certa direzione. E il senso di frustrazione che ne deriva è accentuato dalla consapevolezza che non sono l’unico responsabile, ma che anche qualcuno dal fare troppo meccanico ha contribuito a creare questo immobilismo. Nei momenti di disagio maggiore cerco aiuto: un amico che possa darmi un consiglio, una spinta. Ma l’inerzia è tale che questi apporti non sono sufficienti a sbloccarmi. Allora cerco conforto nella lettura, ho consultato anche manuali specifici, senza grossi risultati. Solo da “Il Rosso e il Nero” , più o meno, ho ricevuto una piccola carica, che pero’ è bastata a ripartire, almeno per un po’.

Ho appena superato una di queste situazioni di stand-by. Dovrei esserne sollevato, lasciarmi finalmente trasportare, ma ho il timore, se non la certezza, che la mia mente labile possa tradirmi di nuovo. E forse tutti i miei tormenti potrebbero attenuarsi, se non sparire del tutto, se solo potessi rispondere ad un’unica, semplicissima, domanda:

Ma perché mi scordo sempre i fari della macchina accesi?