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Affari miei

Quel pacco mi serviva, urgentemente. Spedito dai miei genitori, conteneva materiale illustrativo ed informativo sulla mia città e doveva servire come regalo di compleanno per una signora di 60 anni in procinto di trascorrere una vacanza in Toscana. La festa si avvicinava e sapevo che era stato inviato alcuni giorni prima. Dovevo capire dove era finito onde evitare di presentarmi a mani vuote.

Come posso rintracciarlo? , mi domandavo. Con un colpo di genio recuperai il codice di spedizione e lo introdussi sul sito delle poste italiane. Il risultato che il terminale mi presentò mi fece trasalire: “Consegnato”.

Ma a chi? Quasi istintivamente, mi tornò alla mente una telefonata confusa di due giorni prima. Avevo capito a malapena che un corriere UPS voleva consegnarmi qualcosa, ma non riusciva a trovarmi. Introdussi sul motore di ricerca le parole “poste italiane estero UPS”: il primo risultato descriveva come l’ente italiano avesse scelto questo corriere come partner all’estero. Credendo di essere sulla buona strada, contattai immediatamente UPS, fornendo il codice spedizione. “Ci dispiace, ma questo codice non e’ nostro.”, fu la risposta che ottenni.

E adesso che fare? Il pacco con gli opuscoli sulla Torre Guinigi pareva perso per sempre. Non mi rimaneva che la strada dell’investigazione, ovvero andare porta a porta a chiedere informazioni. Partii dal piano terra: un ragazzo con la coda mi disse che non sapeva niente, mentre dal suo appartamento mi investiva l’odore acre del fumo.

Adesso ho capito chi infesta l’androne, dedussi con perspicacia. Salii di un piano, mi affacciai sul pianerottolo e vidi quattro porte. Erano quasi le nove e mezza di sera, ed il condominio silenzioso risuonava di ogni minimo rumore. Provai una porta a caso, ma non mi aprirono. Nemmeno io aprirei. Ne provai una seconda con lo stesso risultato. Ero ad un punto morto, il timer delle luci automatiche mi lasciò nell’oscurità’ anche fisica. Ma all’improvviso ebbi un’intuizione: il vicino del piano sopra il mio, già una volta a lui era stato affidato un pacco per me. Mi aprì quasi subito, mi disse che aveva visto un avviso con il mio nome, ed aveva letto che un pacco era stato lasciato alla “Tinten Station”. Lo ringraziai, felice per aver trovato una pista, ma con molte domande per la testa.

Dove era finito l’avviso per me? Perché non lo avevano lasciato nella cassetta delle lettere? Perché la gente legge gli avvisi con il mio nome? Confuso uscii per strada, sapevo dove si trovava la Tinten Station, un negozio di cartucce per stampanti. Apparteneva a quella categoria di negozi completamenti inutili del circondario, come il negozio di chitarre e quello di tende da giardino. Nella notte piovigginosa mi appiattii contro la porta a vetro del negozio e scorsi due pacchi a terra.

Il giorno dopo il pacco venne recuperato senza altri problemi. Aprendolo, notavo i depliant sui prodotti tipici, le piantine di Lucca, gli opuscoli su Puccini. Era una vista piacevole, ma sentivo che qualcosa mi stava sfuggendo, il mio istinto mi diceva che qualcosa non andava, senza riuscire a metterlo a fuoco. Continuai ad estrarre libriccini sulla Garfagnana. Una volta riposto il pacco, quel particolare mi divenne dolorosamente chiaro. Era un’ultima domanda, di importanza fondamentale, e alla quale, purtroppo, non sapevo rispondere.

Ma perché mamma non mi aveva inviato anche una caciotta?