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Il grido

Nonostante fossi andato a letto presto, la notte del 23 Luglio mi avrebbe lasciato sicuramente stanco. Era una di quelle notti senza sogni, in cui il cervello sembra non volersi spengersi del tutto, continuando a rielaborare le informazioni di giornata all’infinito.

Quel velo di sonno mi venne strappato via all’improvviso da un grido straziante, ripetuto. Non sapevo stabilirne la provenienza, ma di impulso andai alla finestra di camera. La strada poco piu’ in basso era scarsamente illuminata: rimasi ad osservare le macchine immobili, aspettandomi di vedere apparire figure da dietro gli alberi. Ma il silenzio era assoluto, tornai a sdraiarmi. Nelle orecchie avevo ancora quel grido, di un timbro che mi era sconosciuto, ma che potevo associare ad un dolore estremo o a un improvviso terrore. Erano le 3 e mezzo, mi rigiravo nel letto, la tranquillità necessaria al sonno ormai persa, l’orecchio teso. Sentivo di nuovo voci, sembravano provenire dal piano terra del condominio. La notte era umida, dovetti allontanare il copriletto. Poi un tonfo sordo, indistinto, pensai a macchina e bicicletta…quel grido ancora nelle orecchie…mi assopii.

Fui svegliato come da un botto alla porta di camera. Ma era ovvio che era un sensazione generata dal subconscio che restava agitato. Poi altre voci, qualcuno che passava sotto la mia finestra…i numeri rossi della sveglia che sancivano ore di sonno definitivamente perse.

Alla mattina cercai con una doccia di togliermi di dosso stanchezza, sudore e sensazioni sgradevoli. Stavo cominciando a pensare di essermi sognato tutto, quando notai che la porta del ripostiglio delle biciclette aveva i vetri in frantumi.

Facezia

- Piove sul mio volto silvano!

- E a me che me frega ???!