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La mia aspirazione

Ancora non riesco a capire quello che e’ successo. Non riesco a capire perche’ mi trovo in questa caverna nel buio piu’ assoluto e perche’ le membra mi fanno cosi’ male. Non posso vederli, ma avverto che ci sono cadaveri qui accanto a me. Tutto e’ accaduto cosi’ repentinamente che non ho avuto modo di reagire, di scappare, ma tale e’ la mia frustrazione adesso, che credo tutto sarebbe stato inutile.

Ricordo che mi trovavo nello studio. Era una bella giornata, e molta luce proveniva dalla porta-finestra dalla quale ero entrato. Mi stavo soffermando sulla tela che avevo appena dipinto: da essa dipendeva gran parte del mio futuro sostentamento. All’improvviso ho udito un frastuono proveniente dal soggiorno: sono rimasto ad ascoltare impaurito, finche’ non e’ cessato. Poi un rumore di passi in avvicinamento: la porta della stanza si e’ aperta ed io, istintivamente, mi sono schiacciato alla parete. Una donna e’ entrata, si e’ guardata intorno e mi ha notato subito. Si e’ avvicinata e mi ha puntato contro una specie di fucile, con una canna lucida e molto larga. Non ho potuto fare niente: di nuovo il fragore ha riempito la stanza.

Mi sono ritrovato come dentro un vortice, il tempo e lo spazio senza un senso. Non so per quanto ho viaggiato, ma adesso mi ritrovo qua, in questa caverna, sorpreso di essere ancora vivo, ma vivo chissa’ ancora per quanto.

E’ tutto buio qua dentro, c’e’ puzza di cadavere, e cinque delle mie otto gambe fanno tremendamente male.

La Colonia

La felicità, si sa, non si trova a Brema. Ho provato a cercarla a Colonia durante il weekend, ma al suo posto ho trovato qualcosa di estremamente spiacevole e che ancora mi fa rabbrividire…

Mi sdraio sul letto stanchissimo dopo la lunga giornata passata metà a viaggiare, metà a visitare la città. La stanza dell’albergo in cui mi trovo supera la soglia della decenza, è abbastanza spaziosa e apparentemente pulita. Mentre già mi addormento, sento un’esclamazione di Sandra: mi indica un insetto che è appena caduto dall’asciugamano che ha in testa. Scocciato mi rimetto a dormire, mentre lei schiaccia l’insetto, che esplode in una bolla di sangue. Poi un’altra esclamazione: un altro insetto, sulle lenzuola, ed un’altra esecuzione. Mi insospettisco e mi guardo attorno: un piccolo punto nero giace proprio sul mio guanciale. Lo elimino, ma ormai è chiaro che non si tratta di coincidenze. Alzo il lenzuolo: 2 scarabei. Sollevo il guanciale: 1 scarafaggio. Strappo via il coprimaterasso: altri 2 scarafoni. Sul muro altri puntini neri. Mi armo di aspirapolvere e stermino la colonia di insetti. Poi mi rivolgo a Sandra trionfalmente: “Finalmente li ho uccisi tutti!”, ma anzichè sollievo vedo orrore sul suo volto: un insetto mi si sta passeggiando sulla spalla e lei lo fredda con il suo dito. Esprimo tutto il mio disappunto perchè trovo inopportuno comprimere insetti addosso agli altri e perchè ora ho una macchia rossa sulla T-shirt.

Quando crediamo di poter dormire tranquilli, la scoperta più agghiacciante: agli angoli della testata imbottita del letto, piccolissimi puntini bianchi indicano la presenza di uova deposte in corrispondenza di un foro nella stoffa, dentro al quale vediamo brulicare un altro insetto. Respinto un moto di nausea, provo a chiamare la reception, ma è già chiusa e non resta che scegliere se andare a dormire in macchina o spostare il materasso e dormire a terra. Optiamo per la seconda, ma il sonno, che pur tardi arriva, sarà disturbato ed interrotto da sogni di mostri pelosi.

Il giorno seguente denunciamo il fatto alla receptionista che, costernata, ci assegna un’altra camera: ispezioniamo subito il letto che, per fortuna, è tutto di legno (senza tarli). La domenica mattina prima di partire tento di rimediare all’errore derivante dall’aver già pagato, chiedendo il risarcimento della prima notte. Mi dicono che mi avrebbero chiamato all’indomani per stabilire l’indennizzo, ma questo non accade e sono io a chiamare: il proprietario taglia corto dicendo di non aver trovato alcun insetto e a quel punto non ci resta che inviargli un’email minatoria con tanto di fotografie della colonia. Quella colonia che non è stata debellata e che si sta sviluppando dietro le teste degli ignari avventori nell’appartamento 12 dell’albergo City Koeln.