Secondo Trattato Filantropico: De Felicitate
Cari lettori avvolti nell’oscurita’, probabilmente il 95% di voi risponderebbe senza esitare “Si!” alla domanda “Sei felice?”. Tralasciando quelli che mentono deliberatamente, voglio rivolgermi agli altri, quelli che credono di essere felici.
Innanzitutto occorre definire precisamente di cosa stiamo parlando:
Definizione : dicesi felicita’ una condizione, duratura e consapevole, per cui l’individuo e’ soggetto a stimoli esterni che riconosce come neutri o positivi, essendo completamente assente ogni stimolo di natura negativa.
Come si puo’ notare, il fatto che la felicita’ debba essere una condizione consapevole esclude a priori tutto il periodo dell’infanzia: e’ infatti errato definire un bambino felice solo perche’ e’ all’oscuro di cosa e’ bene e cosa e’ male. Del resto, provate a chiedere ad un bambino di 3 anni se e’ felice: al massimo vi rispondera’ con una pernacchia.
Ma la condizione deve anche essere duratura, e questo esclude le gioie momentanee, anche se incontenibili, come la nascita di un bambino, il giorno del matrimonio, un goal ai mondiali e via dicendo.
In base alla definizione, chi puo’ dirsi felice, miei biasimevoli lettori? Evidentemente, soltanto colui il quale si trova in una sorta di equilibrio costante, senza fastidi di alcuna sorta ma anche senza anelito alcuno, senza desiderio di migliorare la propria condizione. L’uomo felice è come un pesce nella boccia che crede di essere libero. Ne segue inevitabilmente il
Lemma filantropico sulla felicità : l’uomo savio non può essere felice.
Caro lettore che tenti di diradare le tenebre che avvolgono la tua esistenza, non posso essere certo che queste mie parole abbiano raggiunto l’obiettivo preposto, ma se cosi’ fosse, allora avrai già compreso la triste verità: mai sei stato felice, nè mai lo sarai.