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Gita a Riga

Riga (circa 700 mila abitanti) e’ la capitale della Lettonia, dista 10 km dal Mar Baltico ed e’ attraversata dal fiume Dougava.
In questra tranquilla cittadina, sia elegante che diroccata, siamo giunti io, Marco, Christian (Mr. Gianni), Sergio, Mimmo e Giovanni, la mattina presto dello scorso 26 Luglio.

Nei tre giorni a disposizione abbiamo visitato soprattutto il centro citta’, molto tranquillo, con diversi parchi ma anche senza monumenti di spicco. Al benessere mostrato dagli abitanti ben vestiti e dalle macchine di grossa cilindrata si contrappone qualche retaggio del passato, come i vecchi tram che stridono sulle rotaie e che sono costretti a rallentare ad ogni curva. Ad appena un paio di chilometri dal centro, i viali lastricati e gli edifici curati scompaiono, lasciando spazio a polverose strade in pietra e case in legno e lamiera.

Complice il beltempo abbiamo avuto la possibilita’ di passare una “normale” giornata al mare: un po’ sorprendentemente, le spiaggie sono estese, attrezzate e affollatissime, l’acqua solo un po’ piu’ fredda di quella del Mediterraneo.

Lunedi’ siamo passati alla storia come la prima comitiva italiana interamente maschile ad entrare in un museo di Riga: il tema era l’occupazione della Lettonia, durata fino al 1991.

In conclusione Riga è una città piacevole ed economica, ma anche un posto dove è possibile godersi un po’ di mare. Se trovate un volo economico, e se volete un assaggio di paesi in orbita CCCP senza dovervi preoccupare di visti e passaporti allora una gita in Lettonia fa al caso vostro.

Dimentico qualcosa? Forse un resoconto della vita notturna…

Le tre serate a nostra disposizione sono state spese in maniera molto diversa: nella prima si segnala un tentativo di suicidio di gruppo a base di strani liquidi verdi (e se mi dite che cio’ non ha senso vi do il mio assenso); nella seconda, domenica sera, le alternative ad ammiccanti ragazze che ti invitavano dentro strani “Whisky Bar” erano poche: abbiamo finito per prenderci una birra nella piazza al centro. L’ultima sera l’abbiamo passata al Casino’ (con l’accento): freddissima al tavolo del Black Jack, la coppia Riccardo-Sergio porta a casa la fantasmagorica cifra di 70 euro (diviso 2).

Una statua dei musicanti non si nega a nessuno…Riga è gemellata con Brema

(Altre foto seguiranno, non ho portato la macchina fotografica)

Calcio

Che notte! E che botte! Faccio mia questa espressione tratta dal giornalino di Gianburrasca, se non ricordo male, perche’ si adatta bene alla serata di lunedi’ scorso, quando siamo scesi in campo (o meglio nella gabbia) per affrontare i temibili “Taubenschlag”.
Sotto la guida di Mr. Gianni (quello del dribbling alla Ronaldinho per intenderci) eravamo gia’ scesi in campo contro “Fight CLub”, ultima del girone, riportando un’ ignominiosa sconfitta. Venuti a mancare fiato e lucidita’, abbiamo impostato la seconda partita proprio sul campo in cui gli avversari erano piu’ preparati, l’agonismo.
Il risultato e’ stato disastroso: oltre alla sconfitta di misura sono arrivate due espulsioni (solo da parte nostra), contusioni per quasi tutti ed un infortunio grave, quello di Salvatore, trasportato in ospedale per accertamenti al ginocchio. A lui vanno tanti auguri di pronta guarigione.
Per quanto mi riguarda, molti tentativi di segnare andati a vuoto ma anche un’esperienza indimenticabile: l’arbitro che avanza verso di me con i denti drighignati ed indicandomi l’uscita esclama: “Raus!!!! Zwei Minuten raus!!!”. E a capo chino abbandonai per due minuti il campo…

Il pilota cagionevole

Fin dalla prenotazione, il biglietto che avevo fatto con Lufthansa per rientrare una settimana in Italia si preannunciava sfortunato. Avrei voluto partire di venerdi’ sera dopo il lavoro, ma al momento della prenotazione avevo sbagliato la data, e quindi, un po’ insolitamente, ero stato costretto a partire di sabato pomeriggio. Ma se per il viaggio di andata la colpa era soltanto mia, quello che e’ successo al ritorno non rientra tra le mie gaffes…

“Il volo Monaco-Brema e’ cancellato”, mi ha detto domenica pomeriggio l’operatore del “Galileo Galilei”, cosi’, senza un vero perche’. Mi sono imbarcato lo stesso per Monaco e nel frattempo ho ricevuto un SMS che mi invitava a chiamare un numero non verde Lufthansa: ho speso 20 euro per prenotarmi un posto sul primo volo del lunedi’ mattina. Giunto a Monaco, mi sono rivolto all’assistenza per avere un hotel, ma il tipo pacioccone mi ha chiesto “Vuole andare subito ad Amburgo? Poi ci dovrebbe essere un taxi che la porta a Brema.” Ho accettato volentieri e due ore piu’ tardi, ormai le 23:00, ho raggiunto finalmente il Nord della Germania.

Recuperato il bagaglio, ho cercato qualcuno con un cartello del tipo “Taxi gratis per Brema”, ma non c’era traccia. Ho girovagato per l’aeroporto, con la valigia, il computer a tracolla e lo zaino pieno di biscotti, ma era tutto chiuso e semideserto: un tizio aveva appena finito di pulire il pavimento e mi guardava storto perche’ nel mio pellegrinare stavo sporcando di nuovo. Ormai volevo tornare a Brema ad ogni costo, cosi’ ho deciso di andare da un tassista qualunque, stimando il prezzo del tragitto in 100 euro e sperando che un giorno me li avrebbero rimborsati. Per uscire sono entrato in una grande porta girevole e all’improvviso l’ho vista: un’assistente in uniforme Lufthansa e’ entrata dall’altra parte della porta e teneva in mano una cartellina. Volevo assalirla immediatamente ma un vetro ci divideva e quindi ho dovuto completare 360 gradi prima di chiederle aiuto: con mio grande sollievo ha trovato il mio nome sulla lista e mi ha indicato un taxi all’esterno, con cui sono partito alla volta di Brema insieme ad altri 3 passeggeri. “A me hanno detto che il copilota era malato”, ha commentato amaramente uno di essi.

Prima il porto di Amburgo prima e poi la campagna della Bassa Sassonia sono scorsi veloci alla mia destra. All’una, un’ora e mezzo e 190 euro di tassametro dopo, abbiamo raggiunto l’aeroporto di Brema. Un altro taxi, le scale e finalmente la porta di casa, che, come speravo, non era chiusa a chiave…

Antonio saluta

Dopo un periodo di stabilità, la comunità italiana a Brema perde un altro componente, un altro collega. Ma non un collega qualsiasi, bensi’ il project manager, il capo, the boss, quello che firma le ferie insomma.

Antonio da Angri aveva molte responsabilità per il progetto di cui faccio parte, tra cui quella di concedere o meno gli agognati riposi. Un ruolo ingrato, talvolta, quello di presiedere ad un gruppo con il quale si trovava anche fuori dall’ufficio, a bere una birra, a tifare Italia, a giocare a pallone. Per lui un cambiamento drastico: abbandona la Germania e l’Europa in un colpo solo per iniziare una nuova avventura oltreoceano.

Domani sera festicciola di saluto con regalo senza sorpresa: leggermente a corto di idee, abbiamo “acquistato” da lui stesso una felpa del Werder Brema che si era appena comprato, per poi restituirgliela sotto forma di regalo. A lui spetterà fingere soddisfazione e, soprattutto, sorpresa.

Giunto alla conclusione, vorrei dire ad Antonio, se mai leggerà questo blog, due cose:

1) Un grande in bocca al lupo!
2) Ma dico!! ti presto la bicicletta per andarti a comprare un auto-regalo e te cosa fai???? me la parcheggi di sbieco!! E mi s’è storto il cerchione!! Adesso la bicicletta (nuova) ha la ruota davanti storta, ed i freni entrano in azione automaticamente e mi causano grande rabbia!! Via giù, giusto perchè sei te non me la prendo più di tanto e ti dico…statt’ bbuon!


Antonio sulla sinistra (l’accompagnatrice Janine sempre sulla destra)

La solita minestra? Magari…

Basta! Voglio porre fine al ciclo pasta-con-zucchini-e-gamberetti/pasta-con-salmone/pasta-al-pesto! E allora decido di lanciarmi in una ricetta nuova, ma non una ricetta qualsiasi, bensi’ le “Penne all’arrabbiata”, secondo le indicazioni fornite sul pacco di pasta Barilla. Lo stabilisco cosi’ su due piedi, mentre finisco di fare la doccia, e a mente mi sembra di avere tutti gli ingredienti.

L’inizio non e’ dei migliori: scopro che mancano proprio le penne; opto per “fusilli all’arrabbiata”. Affetto l’aglio e la cipolla e li butto nella padella dove gia’ l’olio si arroventa. Poi aggiungo un po’ di peperoncino, ma non troppo, giusto per giustificare il nome della ricetta. Mentre il soffritto si indora mi accorgo che forse e’ un po’ troppo, ma non ne faccio un dramma e vado a controllare l’email, lasciando i fusilli al loro destino. Torno giusto in tempo per evitare che l’aglio si carbonizzi, tolgo la padella dalla piastra e mi ricordo che devo preparare i pomodorini. Con grande rammarico scopro che di averne solo 5, ma per fortuna posso contare su un extra-ingrediente, le olive nere. Affetto con cura i pomodori, eliminando i semi, e poi li getto in padella, dove ancora giacciono i resti del soffritto. Riscaldo il tutto a fuoco potente, poi mi sovviene dei fusilli e mi affretto ad assaggiarli: troppo tardi, anche un tedesco li troverebbe scotti. Li scaravento prima nel colapasta e poi nella padella, sopra il condimento. Apro il barattolo delle olive: non sono denocciolate come avevo sperato. Non mi resta che grattugiarle sopra la pasta. Comincio a mescolare: vedo fusilli molli e molta cipolla, ogni tanto affiora un frammento di pomodoro, che da un tocco di rosso. Relitti di oliva mi fanno sperare in un minimo di sapore. Non mi resta che abbinare la giusta bevanda: la scelta ricade sulla birra in bottiglia di plastica gia’ aperta e un po’ sgassata.
Buon appettito a me!