La sanità tedesca - Episode 1
Mi ero infortunato durante una partita di calcetto: pareva uno stiramento, ma dopo un mese di riposo il fastidio non passava e quindi mi rivolsi alla dottoressa Giuliana per un ortopedico. Subito mi indirizzò al fantomatico Dottor Davila, dove mi sono recato stasera, speranzoso e titubante.
Lo studio è elegante e prendo posto nella sala di attesa. Fatico un pò a comprendere le regole del gioco: in pratica ci sono quattro porte, e appena se ne libera una il paziente di turno deve occuparla immediatamente. E’ tutto un via vai di gente che esce e che entra, con un tipo tozzissimo che insegue queste persone come farebbe un gatto con il topo e che immagino essere il dottore. Nel frattempo odo un clicchettio che pensavo estinto: quello di una macchina da scrivere. Quando è il mio turno la mia reazione non è abbastanza veloce, e suscita il rimbrotto della paziente successiva. Entro quindi nella stanza appena liberata e cerco quell’unica cosa per cui sono venuto: una macchina per ecografie. Alla fine ne vedo una in un angolo: è un modello vecchissimo con un monitor minuscolo e la tastiera tipo Commodore 64.
Dopo poco entra il dottore tarchiatello: mi dice che è spagnolo e capisce l’italiano, ma subito mi accorgo che non è vero. Gli spiego l’accaduto, mi sono allungato troppo giocando a calcetto, ecc. ecc…Lui mi fa stendere, mi prende le gambe e me le muove. “Adesso io voglio una radiografia fare.”, esclama. Ma come?, penso io, a cosa serve una radiografia con un problema muscolare? Mi illudo che si tratti di un errore di traduzione, ma poco dopo vedendo preparare la lastra mi devo arrendere all’evidenza. Poco dopo l’assistente mi fa entrare nella stanza e dispone la mia radiografia sulla lampada illuminante. La esamino mentre aspetto l’esimio professore, e a me pare perfettamente simmetrica.
Entra il torello: guarda la radiografia 3 secondi ed emette il verdetto “Qui c’e’ un difetto”, indicando l’inserzione della gamba con l’anca, “ma può vivere così lo stesso”. Mi sento un miracolato, ma quello che segue è straziante “Non deve camminare, e soprattutto non può ballare.” Rimango esterrefatto dalla superficialità dell’analisi e dall’approssimazione della diagnosi. Mi prescrive compresse ed una crema, poi mi dice: “La voglio rivedere tra due giorni.” Ma che senso ha?, penso io. “Vengo la prossima settimana”, rispondo. “Benissimo, tanto non fa differenza”. E per la prima volta mi trovo d’accordo con lui.
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