Intermezzi pubblici
Si chiama “Solaris” e si autoproclama “il diesel più pulito al mondo”. Sarà, ma l’autobus che devo prendere la mattina per andare al lavoro è spesso in ritardo e sempre pieno di gente. Normalmente trovo posto in piedi nella parte girevole in corrispondenza della giunzione a membrana delle due metà dell’autobus. Mentre l’autista si impegna disperatamente a recuperare quei minuti di ritardo che ha accumulato con accelerazioni, frenate brusche, curve e cordoli presi, cerco di mantenermi in equilibrio appigliandomi ai sostegni ad anello stile Yuri Chechi. Un pò invidio chi ha trovato posto a sedere e sonnecchia beatamente mentre io avrei bisogno di una tuta anti-G. Il risveglio muscolare forzato dura tre fermate: arrivato alla stazione scendo per aspettare il tram direzione Aeroporto. La sorte può regalarmi un mezzo ultima generazione, comodo e pericolosamente silenzioso, un mezzo “medioevale”, spartano ma dignitoso, oppure un mezzo antidiluviano: sedili in marmo, principio dei vagoni non comunicanti ma soprattutto una ridicola manovella per manovrare al posto del joystick. Con una scelta strategica del luogo di appostamento il posto a sedere è assicurato: arrivo a destinazione in venti minuti, cullato dal sordo ronzio di un mezzo che ho imparato ad apprezzare…

L’ultima generazione di tram a Brema…

..e la sua versione preistorica, ancora in funzione (si noti la scritta altamente umoristica: “viertel” significa quartiere ma anche 1/4)
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